25 APRILE, IN MARCIA CONTRO UNO STATO ILLEGALE

25 aprile 2012

Intervista da Clandestinoweb

I Radicali hanno scelto di organizzare la II Marcia per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà nel giorno della Liberazione, il 25 aprile. Con il movimento guidato da Marco Pannella anche Rita Levi Montalcini, Rudra Bianzino, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, oltre a centinaia di Associazioni, personalità ed esponenti politici. Il corteo per le strade del centro di Roma servirà a richiamare l’attenzione sul tema della Giustizia e “l’ illegalità” in cui versa lo Stato Italiano.

Onorevole Bernardini i Radicali hanno ritenuto necessario organizzare una secondo marcia per l’Amnistia, la prima è stata nel 2005. Come mai proprio in questo periodo storico?

Da anni ci battiamo con l’obiettivo di fare una vera Riforma della Giustizia, necessaria per il nostro Paese. Non è solo questione di legalità nel sistema carceri ma anche di legalità nell’ambito della giustizia. Siamo stati costantemente puniti in sede europea su questo fronte e accade spesso, da almeno 30 anni, per l’irragionevole durata dei nostri processi. La Giustizia è in ginocchio, parlo sia del settore penale che di quello civile. Sono circa 20 milioni gli italiani che bene o male hanno a che fare con la malagiustizia. Questo è per noi un motivo di lotta, non solo per garantire i diritti umani ma anche per risollevare le sorti economiche del nostro paese. Se non funziona la giustizia non funzionano nemmeno le regole di convivenza civile.

I dati lo confermano?

Esaminando gli ultimi dati del ministero della Giustizia ci siamo resi conto che sono davvero drammatici. Se era conosciuto il dato dei procedimenti civili pendenti, oltre 5 miloioni e mezzo, sui quelli penali pendenti la cifra che veniva fornita di 3 milioni e 400 mila escludeva i procedimenti nei confronti di ignoti che sono oltre 1 milione e 800 mila. Dunque anche nel penale abbiamo superato i cinque milioni. La corte Europea dei diritti dell’uomo quando ci ha sanzionato l’ultima volta ha sottolineato il fatto che siamo diventati un “osservato speciale”, uno Stato che deve fornire garanzie sul funzionamento della giustizia e presentare un planning per dimostrare la volontà di rientare nella legalità.

Perchè è necessario partire dall’Amnistia?

L’amnistia è necessaria per avviare quelle riforme di cui si parla da una vita ma che non sono state mai fatte. Si parla tanto di depenalizzzazione, di leggi che non funzionano, però poi non si interviene. Non si può costruire sulle macerie. Con l’amnistia, inoltre, si libererebbero risorse da investire in un miglior modo. In Italia abbiamo già un’amnistia che viene praticata ma non è quella prevista dell’art 79 della Costituzione bensì quella della prescrizione dei reati. Sono circa 500 i procedimenti penali che ogni giorno muoiono in Italia. In questo caso la vittima non ha diritto a niente, mentre con amnistia può avere il diritto di essere ascoltata ed avere un ruolo. E non mancano le archiviazioni. Sempre in riferimento ai dati del ministero, ci sono 1 milione e mezzo di procedimenti penali nei confronti di ignoti che ogni anno vengono archiviati. Questo significa che ci sono alcuni reati che vengono dimenticati e poi continuano a parlarci di sicurezza e certezza della pena.

Tante le personalità, le associazioni e i partiti che hanno aderito alla vostra marcia, come legge questo dato?

Le adesioni sono tante e prestigiose manca però un momento di confronto e dibattito sul tema. In tv, ad esempio, di queste cose non si parla. Sarebbero state molto di più se ci fosse stata data questa occasione. Penso, inoltre, che farla nel girono della Liberazione abbia un significato. Dobbiamo liberarci da un sistema che ogni giorno manca nel rispetto della Costituzione e delle regole fondamentali per la convivenza umana. Abbiamo uno Stato che spesso si comporta come un delinquente abituale, come un recidivo.

Il giorno della marcia è anche l’occasione per richiamare l’attenzione sulla situazione in cui versano i detenuti nelle carceri italiane?

Come Radicali abbiamo costantemente l’attenzione alta su carceri e detenuti. Facciamo spesso visite di ore nei penitenziari, delle quali rendiamo conto al ministro della Giustizia ponendo precise domande su questo stato di illegalità. Ma dalle carceri, finora, ci arrivano solo brutte notizie. Basta prendere in considerazione il numero delle morti. Solo in questo anno abbiamo avuto 20 suicidi tra i detenuti e 5 tra gli agenti di polizia penitenziaria. A questi vanno aggiunti gli oltre 50 morti dietro le sbarre per altre cause.