L’11 aprile scorso la Presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno rispondeva alle mie rimostranze sul mancato abbinamento al ddl del Governo su depenalizzazioni e decarcerizzazione della proposta di legge radicale di riforma della custodia cautelare, ricordando che l’Ufficio di Presidenza aveva “già stabilito l’inserimento nel calendario della Commissione delle proposte di legge in materia di misure cautelari detentive” e che riteneva che l’esame di queste proposte potesse avviarsi “tra due settimane”.

Di settimane ne sono passate più di quattro e nulla è accaduto. Così come è al palo lo stesso ddl della Severino che avrebbe dovuto essere – a detta del Governo – la seconda gamba che avrebbe consentito di affrontare lo stato di illegalità (e di morte) delle carceri italiane e del sovraffollamento dei processi e della loro irragionevole durata per la quale da trent’anni l’Italia è condannata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

La prima gamba, come tutti sappiamo, era stata il cosiddetto “svuotacarceri” che non solo non ha avuto alcun effetto sul sovraffollamento come era facile prevedere, ma addirittura si confronta con i nuovi dati diffusi dall’OSAPP di Leo Beneduci, che ci dicono che “in una sola settimana, c’è stato un aumento di quasi 500 detenuti ed una diminuzione di 200 posti delle disponibilità alloggiative”: 66.637 in 45.586 posti. Leggi tutto »

E’ il 21 suicidio nei primi 5 mesi del 2012. Totale detenuti morti: 61.

Una media che supera i 12 decessi la mese.

Ancona, 10 maggio. Una persona detenuta di 28 anni si è suicidato del carcere Montacuto di Ancona.

Pare che l’uomo, di nazionalità greca, si sia impiccato.

Val la pena di evidenziare il grave sovraffollamento presente nel carcere di Ancona. Una struttura, realizzata negli anni 70’ e pensata come carcere di massima sicurezza, che potrebbe ospitare solo 178 detenuti, ma che oggi deteniete più di 440 persone.

Un sovraffollamento grave che è stato posto a conoscenza del Ministro della Giustizia in una recente interrogazione parlamentare di due parlamentari radicali, Rita Bernardini e Mario Perduca.

Interrogazione dove si è tra l’altro segnalata la circostanza di detenuti costretti a dormire per terra a causa del sovraffollamento.

Interrogazione della deputata Rita Bernardini dopo la visita effettuata con Marco Pannella e i radicali Matteo Angioli e Manila Michelotti.

Il doppio dei detenuti rispetto alla capienza regolamentare (3 detenuti in celle di 6mq), carenza pressoché totale di attività, personale fortemente sottodimensionato, magistrato di sorveglianza assente, il tutto in una struttura fatiscente dove gli unici lavori in corso riguardano “la creazione di locali da adibire alla costituzione della banca dati del DNA”. E’ questo il quadro allarmante delle condizioni del carcere di Pistoia che emergono dall’interrogazione presentata dalla deputata radicale Rita Bernardini, a seguito della visita ispettiva effettuata lo scorso 2 maggio insieme a Marco Pannella e gli esponenti radicali Matteo Angioli e Manila Michelotti. Una situazione peggiore di quella, già illegale e drammatica, riscontrata in una precedente visita a luglio del 2011 e descritta in un’altra interrogazione rimasta senza risposta.

Se, infatti, nove mesi fa i detenuti presenti erano 117 a fronte di una capienza regolamentare di 74 posti, il 2 maggio scorso la delegazione ha trovato ben 147 ristretti, di cui 73 in attesa di giudizio. Affidati alla sorveglianza di soli 49 agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio, a fronte dei 67 assegnati e di una pianta organica che ne prevedrebbe 79. Due educatori e un solo psicologo chiamati a farsi carico dell’intera popolazione detenuta, che comprensibilmente reclama una presenza maggiore, anche del magistrato di sorveglianza che in molti sostengono non aver mai visto, sebbene la legge gli imponga colloqui periodici e individuali con i carcerati e la visita alle celle per verificare le condizioni di detenzione .

I radicali descrivono inoltre condizioni igienico sanitarie precarie: “persino la carta igienica viene lesinata, tanto che alcuni detenuti più indigenti, usano la carta di riviste donate dai volontari” (“proprio il 2 maggio tutti i detenuti avevano però miracolosamente ricevuto il kit mancante da mesi e consistente in alcune saponette, una bottiglia di detergente per pulire la cella e alcune spugnette”, si legge). A gravare ulteriormente su un contesto di povertà diffusa è l’aumento esorbitante del sopravvitto denunciato dai reclusi. Leggi tutto »

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro della Giustizia

Al Ministro della Salute

Per sapere – Premesso che:

alla prima firmataria del presente atto è pervenuto il seguente appello sottoscritto da Alessandro Cataldo, persona detenuta nel carcere di Siano (CZ), e affetta dal linfoma di Hodgkin, la quale aspetta da diversi mesi di essere sottoposta alle cure urgenti e necessarie imposte dal suo precario stato di salute: “Mi chiamo Cataldo Alessandro, nato il 23/7/1977 a Cetraro (CS).

Sono un detenuto dal 2 dicembre 2010 per l’operazione Over Loading e quindi da un anno e mezzo detenuto e praticamente da otto mesi nel carcere di Siano in attesa di un processo. In questi otto mesi ho riscontrato un disturbo che mi portava dolore al collo e quindi dopo aver fatto tutti gli esami specifici, il 27 marzo 2012 sono venuto a conoscenza tramite il dirigente sanitario che il disturbo dipendeva da noduli, cioè tumore e quindi io dovrei urgentemente essere sottoposto a chemioterapia ed altre cure specifiche. Però ad oggi, 24 aprile 2012, nessuna di queste terapie essenziali mi è stata applicata.

Io, con questa missiva mi appello alle istituzioni competenti o chi di dovere per risolvere il mio drammatico problema che essendo ristretto in carcere non ho nessuna possibilità di curarmi cioè un diritto che in un paese civile mi toccherebbe a livello di umanità e diritto alla vita. Inoltre, per quello che riguarda la mia posizione giuridica sono ancora giudicabile e quindi avendo una custodia cautelare non colpevole fino al terzo grado di giudizio, e pure che io fossi un condannato, sarebbe sempre un mio diritto come essere umano curarmi di un male perché non capisco per quale motivo le istituzioni competenti alla mia posizione giuridica e sanitaria non prendono decisione sul da farsi mandandomi o in un centro per cure specifiche oppure dando a me la possibilità e l’autonomia di andarmi a curare in una clinica o un centro apposito.

Con questo mio scritto non voglio esonerarmi da nessuna responsabilità penale che potrebbe esserci su di me. La ringrazio per essere stato ascoltato e spero che al più presto qualcuna delle istituzioni a cui mi sono appellato mi dia risposta”; Leggi tutto »

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